• Francesco Frangiamore

Iperinflazione e regime di cambio fisso: evidenza dall’Europa orientale dopo il muro di Berlino

Molti dei paesi che hanno sofferto di elevata inflazione, come tentativo di stabilizzazione, hanno adottato un regime di cambio fisso nei confronti di una valuta di un paese caratterizzato da un’economia solida e dalla presenza di una Banca Centrale storicamente credibile nella lotta all’inflazione e nel mantenimento di un certo grado di stabilità dei prezzi. Uno dei vantaggi dell’adozione di un peg (1) è quello di consentire a un paese, che registra elevati livelli di inflazione, di beneficiare dell’àncora nominale del cambio fisso e di importare credibilità antinflazionistica dall’autorità monetaria estera. Come dimostrato dagli studi di Kydland e Prescott (1977) e di Barro e Gordon (1983), le autorità monetarie hanno un incentivo ad attuare una sorpresa inflazionistica al fine di condurre delle politiche volte a favorire la produzione e l’occupazione. Tuttavia questa mossa viene anticipata dagli operatori economici, i quali scontano l’aumento dell’inflazione nelle proprie decisioni, portando a un aumento di quest’ultima e annullando completamente gli effetti positivi di un’espansione monetaria su output e occupazione. A tal punto, l’adozione di un regime di cambio fisso potrebbe limitare tale incentivo dell’autorità monetaria, fornendo un’àncora nominale efficace che va a beneficio di un paese caratterizzato da elevati livelli di inflazione. Infatti, in quest’ultimo caso gli operatori economici percepiscono come credibile l’impegno, assunto dall’autorità monetaria, di mantenere in vita un tale regime e formano delle aspettative di riduzione dell’inflazione, portando in tal modo l’inflazione effettiva a un livello più basso. Inoltre, l’adozione di un regime di cambio fisso esercita una sorta di disciplina inflazionistica derivante dal fatto che, se il paese registra elevati livelli di inflazione rispetto ai partner commerciali, allora registra persistenti disavanzi di parte corrente. A tal punto l’autorità monetaria dovrebbe liberare le riserve in valuta estera e riacquistare la valuta nazionale per evitare che il disavanzo della bilancia dei pagamenti eserciti delle pressioni sul tasso di cambio. Tuttavia, le riserve in valuta estera della banca centrale sono limitate e ciò potrebbe compromettere le capacità di quest’ultima di intervenire per garantire la stabilità del cambio, inducendo l’autorità monetaria stessa ad attuare degli interventi volti a mantenere l’inflazione su bassi livelli.


L’adozione dei regimi di cambio fisso nei paesi dell’Europa orientale in seguito alla caduta del muro di Berlino.

Il più noto episodio di disinflazione a seguito dell’adozione di un regime di cambio fisso è quello dell’Argentina, la cui Banca Centrale, in luogo di una crisi da iperinflazione (2) nel 1991, decise di adottare un regime di cambio fisso forte (noto con il termine di currency board (3)) nei confronti del dollaro. Da quel momento si registrò una drastica riduzione dell’inflazione, riportata su livelli maggiormente accettabili. Una dinamica simile si osservò nei nostri vicini paesi dell’Europa orientale, in seguito alla caduta del muro di Berlino. In quel periodo l’area orientale fu investita da un processo di transizione da un’economia pianificata a un’economia di libero mercato. A ciò si unì un contesto di instabilità sociale e politico-istituzionale, che si tradusse in una situazione di instabilità economica, soprattutto nei paesi che facevano parte della Jugoslavia. Questi ultimi furono teatro di scontri e di guerre civili che acuirono la già deteriorata situazione economica. Molti paesi fecero inoltre ricorso a monetizzazioni dei deficit fiscali per contrastare la crisi. Di conseguenza, tutta l’area registrò elevati livelli di inflazione, come mostrato nella figura seguente. Molti di questi paesi raggiunsero livelli di inflazione sopra la tripla cifra, financo livelli superiori al milione in alcuni paesi della Jugoslavia.

Pertanto, in molti adottarono un regime di cambio fisso nei confronti del marco tedesco, al fine di ridurre e stabilizzare i livelli di inflazione (il secondo grafico relativo al 1995 mostra la prevalenza dei regimi di cambio fisso o semifisso)



Per quanto riguarda le repubbliche baltiche, Estonia e Lettonia adottarono un currency board nei confronti del marco tedesco, mentre la Lituania un hard pegs. Tra i paesi dell’Europa Centrale, anche la ex-Cecoslovacchia, prima della divisione, fece ricorso a un peg. La Polonia invece adottò un regime di crawling peg, ovvero un regime di cambio semifisso in cui si cerca di mantenere il tasso di cambio in un certo sentiero prefissato (ad esempio si fissa un certo tasso di svalutazione come obiettivo, anziché un valore fisso del tasso di cambio). Tra i paesi della ex-Jugoslavia, solo la Slovenia riuscì ad evitare l’iperinflazione. Tra gli altri, Macedonia, Croazia e Serbia adottarono un cambio fisso nei confronti del marco per cercare di ridurre l’inflazione, mentre la Bosnia-Erzegovina fece ricorso a un currency board e infine Montenegro e Kosovo decisero di adottare il marco tedesco come moneta avente corso legale. Tra i paesi balcanici rimanenti, rilevante è anche il caso della Bulgaria che adottò un regime di currency board nei confronti del marco tedesco e che tutt’ora mantiene nei confronti dell’euro.

Dopo il periodo di transizione, e raggiunta la stabilizzazione dei propri sistemi economici, molti paesi hanno abbandonato il cambio fisso per muovere verso forme di flessibilità, o per fare ingresso nell’area Euro, mentre altri hanno mantenuto un cambio fisso nei confronti dell’Euro (la figura seguente rappresenta l’evoluzione dei regimi di cambio nell’Europa Orientale). C’è stato dunque un processo di integrazione con l’Europa occidentale, che si è intensificato nel tempo e ha coinvolto diversi paesi. Molti hanno aderito all’Unione Europea (4) e alcuni hanno adottato l’euro (5). Tuttavia, in altri, il processo è ancora in una fase intermedia, soprattutto per quanto riguarda molti dei piccoli paesi balcanici, alcuni dei quali (Albania e Repubblica della Macedonia del Nord) hanno avviato da poco i negoziati per l’adesione alla UE.



Fonti: Belhocine N., Crivelli E., Geng N., Scutaru T., Wiegand J., Zahn Z. (2016), “Tacking Stock of Monetary and Exchange Rate Regimes in Emerging Europe”, International Monetary Fund, European Department, Washington D.C..


Note:

(1) peg: cambio fisso

(2) iperinflazione: fase acuta di un processo inflazionistico, in cui il tasso di inflazione registra una crescita elevata e rapida

(3) currency board: regime di cambio fisso con vincolo istituzionalizzato, ovvero introdotto nell’ordinamento giuridico di un paese. La Banca Centrale deve garantire la copertura di almeno il 100% dell’ammontare di moneta nazionale attraverso la valuta estera. In tal modo l’autorità monetaria perde completamente la possibilità di perseguire in maniera autonoma un intervento di politica monetaria, a meno che non detenga riserve in eccesso rispetto al limite del 100%.

(4) Polonia, Bulgaria, Ungheria, Romania, Croazia, Repubblica Ceca

(5) Slovenia, Slovacchia, Lettonia, Estonia e Lituania

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