• G. Antonio Ferrara

La tutela della privacy ai tempi del Coronavirus

Nell'attuale clima di emergenza sanitaria mondiale dovuto al diffondersi del COVID-19, molteplici sono le misure che i singoli Governi nazionali hanno messo in campo per cercar di contenere la forza del contagio, non sempre rispettando a pieno i diritti fondamentali dei singoli individui.


Hanno fatto scalpore, in tal senso, gli ordini del presidente filippino Rodrigo Duterte alle proprie forze di sicurezza di sparare "a morte" a chiunque causi problemi nelle aree in quarantena, riportati da ANSA.it nei primi giorni di aprile, o, ancora, le immagini di violenza che arrivano direttamente da Mumbai, in India, dove agenti di polizia malmenano civili trovati in strada senza motivo. Aldilà di questi casi estremi, condannati con forza dalla comunità internazionale, la crisi sanitaria in corso ha portato con sé una lunga serie di violazioni spesso e volentieri passate in sordina solo perché non riconducibili a diritti fondamentali ed inviolabili come quelli della vita e dell'integrità fisica dell’individuo.


Tra queste, in particolare, meritano delle puntuali considerazioni le costanti restrizioni del diritto alla riservatezza e alla tutela dei dati personali, protagonista da decenni, nel nostro ordinamento, di un conflitto aperto nel difficile bilanciamento costituzionale con il diritto alla salute.

Ad animare ulteriormente il dibattito in materia ci ha pensato la discutibile (o avveniristica) scelta del nostro esecutivo di utilizzare - sul modello di altri Stati, la Corea del Sud su tutti - la mobile app "Immuni", il software individuato per tracciare il contagio nella attesa fase-2.

L'app, che sarà disponibile su tutto il territorio nazionale a partire dai primi giorni di maggio, sarà composta da due parti, una dedicata al contact tracing (attraverso tecnologia Bluetooth) e un'altra destinata ad ospitare una sorta di diario clinico in cui l'utente potrà annotare in tempo reale i dati relativi alle proprie condizioni di salute, come la presenza di sintomi compatibili con il virus; questo meccanismo di funzionamento, sebbene l'app - così come è stato promesso - sarà a fruizione discrezionale del cittadino, è andato incontro a pesanti critiche nel dibattito politico e a discorsi di legittimità costituzionale.


Il diritto soggettivo alla riservatezza è un diritto di creazione giurisprudenziale, riconosciuto a pieno titolo tra i diritti inviolabili dell'uomo dell'art. 2 della Costituzione, e si integra nel potere dell'individuo di vietare comportamenti di terzi volti a conoscere o a far conoscere situazioni o vicende della propria vita personale o familiare, anche se svoltasi fuori dal recinto domestico, che non abbiano un interesse socialmente apprezzabile (TORRENTE, SCHLESINGER).

In origine, l'esigenza del riserbo della persona e quella di impedire la conoscenza e la diffusione delle proprie vicende personali erano sufficientemente tutelate con l'imposizione in capo a terzi di un generale obbligo di rispetto (nella forma di astensione da comportamenti lesivi) della segretezza della vita domestica e familiare e della corrispondenza (principi, peraltro, sanciti negli art. 14 e 15 della Cost.).

Oggi, però, a fronte dell'affermazione, a tratti incontrollata, dell'era digitale, le esigenze di tutela della sfera privata dell'individuo si sono enormemente dilatate in favore di un penetrante potere di controllo su tutti i flussi di informazione che riguardano la persona (CATUDELLA). Si parla in proposito di diritto alla protezione dei dati personali (o diritto alla c.d. privacy), come naturale evoluzione della sfera soggettiva della riservatezza.

A livello normativo, accanto al principio generale sancito nell'art. 8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, la materia è regolamentata dal D. Lgs. n. 196/2003 (il Codice in materia di protezione dei dati personali o, più semplicemente, Codice Privacy).


Oggi il diritto alla privacy, secondo l'accezione più accreditata in dottrina, consiste nel potere della persona di esercitare un controllo stabile su tutti i dati (rectius informazioni) che la riguardano, di differente intensità a seconda della diversa tipologia di fatto in rilievo. Il grado massimo di tutela è riconosciuto ai c.d. dati sensibili, ovvero quelli "idonei a rivelare l'origine razione ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati (...) lo stato di salute e la vita sessuale dell’individuo" (art. 4 co. 1 lett. d cod. Privacy), oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dell'interessato e previa autorizzazione dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ammessa a prescrivere le misure e gli accorgimenti che si rendono necessari.

La norma in esame è ampliata, in ambito comunitario, dal GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) n. 2016/679 che, nell'art. 9 par. 2, con formula più ampia e flessibile, enuclea una serie di eccezioni alle ristrettezze del trattamento dei dati sensibili, come nell'ipotesi in cui questo sia necessario nel settore sanitario, per finalità di medicina preventiva o di medicina del lavoro, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale, nonché nel caso più tradizionale in cui il trattamento sia funzionale a motivi di interesse pubblico, come per la protezione da gravi minacce per la salute a causa dello sviluppo di una pandemia.

In relazione a quest'ultima ipotesi, l'European Data Protection Board (c.d. EDPB) ha adottato in data 19.03.2020 una Dichiarazione formale in cui cerca di fornire delle linee-guida a tutela delle informazioni private dell'individuo a fronte dell'odierna situazione internazionale.

Preliminarmente, l'EDPB sottolinea come lo stato di emergenza possa costituire condizione giuridica sufficiente per legittimare restrizioni alle libertà, a patto che si tratti di restrizioni proporzionate e limitate al periodo di emergenza; quindi, con riferimento al trattamento dei dati personali oggetto di localizzazione tramite telefonia mobile per monitorare, contenere e mitigare il contagio, avverte che la Direttiva E-Privacy (Direttiva 2002/58/CE) dovrà essere rispettata, che il detto trattamento dovrà avvenire necessariamente in forma anonima e che le misure legislative per salvaguardare la sicurezza pubblica devono avere carattere eccezionale, introdotte solo se necessarie, proporzionate ed adeguate in una società democratica, nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali di Nizza e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. In ogni caso, le misure adottate saranno oggetto di controllo giurisdizionale da parte della Corte europea dei Diritti dell'Uomo e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.


A fronte delle riportate indicazioni normative (ed esegetiche), sono molteplici i nodi che il nostro esecutivo è chiamato a sciogliere a seguito della scelta di utilizzare l'app "Immuni", tanto in sede istituzionale che nel dibattito pubblico.

Il primo aspetto di rilievo è ravvisabile nella necessaria formalizzazione normativa di una decisione di tale portata, magari attraverso lo strumento del decreto-legge. Quest’ultimo, nello specifico, assicurerebbe tempestività di intervento, pur non omettendo il sindacato parlamentare né quello successivo di costituzionalità, e consentirebbe di abbandonare, una volta per tutte, il pericoloso ed incostituzionale meccanismo di legislazione attraverso atti amministrativi.

Ci si aspetta, inoltre, un’ingente attività di informazione, in modo chiaro e trasparente, rivolta alla intera comunità nazionale su modalità, finalità e tempo di conservazione dei dati, evitando la divulgazione a soggetti non autorizzati. Quest'aspetto, rileva Antonello Soro, presidente dell'Autorità Garante della Privacy, costituisce la condizione imprescindibile tanto per garantire l'effettivo funzionamento del tracciamento dei contagi (che gli esperti legano ad un impiego dell'app pari o superiore al 60% della popolazione) tanto per fondare il richiesto consenso al trattamento dei dati, evitando lo spiacevole scivolamento dal modello coreano a quello cinese, "in cui si scambia la rinuncia a ogni libertà per l'efficienza e la delega cieca all'algoritmo".

Infine, si auspica un maggiore coinvolgimento delle forze politiche in Parlamento, con frequenza negli ultimi frangenti alienato dalla sua funzione sacrale di fulcro della vita democratica della Nazione, scongiurando in tal modo odiose derive autoritarie e, soprattutto, la formazione di pericolosi precedenti storici in grado di minare i valori della Costituzione.

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