• Giovanni Gatti

WIBF: Women e Empowerment, il ruolo della donna nel mondo economico e finanziario

WIBF (Women in Business and Finance) è un’associazione creata da studentesse che condividono la passione per l’economia e la finanza. Nata nel 2018, l’associazione in appena due anni ha contato una crescita esponenziale, sia nel numero di associate che nell’espansione territoriale. Per questo, alla vigilia della partnerhsip che ilconcettoeconomico.com ha siglato con WIBF abbiamo chiacchierato con Aurora Ceccio, Head di Partnership for Firms, sulle idee portate avanti dall’associazione e sul ruolo della donna nel mondo economico e finanziario.

Ciao Aurora, spiegaci innanzitutto cos’è WIBF e il tuo ruolo all’interno di esso.

“Women in Business and Finance (WiBF) è un'associazione di studentesse e professioniste che condividono la passione per l'economia e la finanza.

Dal 2018 WiBF si propone di promuovere la cultura imprenditoriale e finanziaria attraverso workshop, Mentor ed eventi di networking, fornendo alle associate le informazioni ed il network necessari a realizzare a pieno il proprio potenziale professionale e ponendosi, quindi, come ponte tra università e ambiente di lavoro.

All’interno di WiBF la mia posizione principale è quella di Head di Partnership for Firms, la divisione che si occupa di tutto ciò che riguarda la gestione dei rapporti con le aziende partner e della creazione di un collegamento concreto con quest’ultime. Inoltre, da Dicembre 2019 occupo anche il ruolo di tesoriera”.

Come nasce WIBF, qual è l’idea portante dietro la vostra organizzazione?

“In un ambiente come quello della finanza e dell’imprenditoria, dove Women e Empowerment sono due parole che assieme vengono poco considerate come tematica urgente, WiBF nasce nel marzo 2018 da un’idea di Eleonora Mastrippolito, una giovane studentessa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che oggi ricopre il ruolo di Presidente dell’associazione. Eleonora, assieme alle prime socie che sposano subito dopo l’iniziativa, riconosce il bisogno di dover riscoprire ed esprimere il potenziale delle giovani donne in determinati ambiti lavorativi, considerati non adeguati “per donne”, ponendosi quale punto di riferimento per le studentesse in università che desiderano intraprendere un certo tipo di carriera nel futuro. Infatti, i principali fattori che causano il gender gap e le relative conseguenze, sono principalmente culturali. Per questo motivo, secondo WiBF, il cambiamento può avvenire solo partendo dall’educazione e dagli ambienti in cui si trascorrono preziosi anni di formazione, non solo accademica ma soprattutto personale”.

Quali sono i vostri obiettivi nell’immediato? E le vostre prospettive di medio lungo termine?

“I principali obiettivi di quest’anno sono lo sviluppo della rete a livello nazionale, YourWiBF | university female network, e l’implementazione di una rete di professionisti, attraverso l’area Alumnae, a sostegno della realtà che ormai conta quasi centocinquanta persone.

I due progetti hanno l’obiettivo di sostenere giovani talenti e colmare il gender gap nella leadership e, dall’esperienze degli ultimi due anni, possiamo affermare con certezza che il mentoring sia il miglior mezzo per poterlo fare.

Attraverso la creazione della più grande community a livello nazionale, l’obiettivo di WiBF è avere un impatto sociale nelle zone periferiche d’Italia, in particolare al Sud, dove il problema imprenditoriale è molto più accentuato e dove il tasso di occupazione femminile e di partecipazione alla vita universitaria è notevolmente inferiore rispetto al resto del Paese.

Tra gli obiettivi di più lungo termine c’è sicuramente quello cercare di fornire a giovani appassionati di Economia e Finanza un network innovativo che, attraverso la diversità e l'inclusione, promuova l'empowerment femminile e dia forma alle ambizioni personali, creando un contatto diretto tra università e ambiente di lavoro, aiutando i propri associati a scoprire il proprio stile di Leadership”.

WIBF ha avuto una crescita esponenziale immediata nei suoi 2 anni di vita era qualcosa che vi aspettavate?

“Credo che il duro lavoro delle prime associate abbia dato i suoi frutti. In soli due anni dalla sua fondazione, WiBF conta più di 120 studentesse, 7 nazionalità diverse, 5 facoltà e 30 Alumnae e sostenitori HeForShe. Siamo presenti in 2 regioni e collaboriamo con più di 20 Partner, quali banche d’investimento, società di consulenza, startup, community economico-finanziarie e politiche. L’associazione ha inoltre all’attivo già molti eventi di networking, anche con importanti società come McKinsey & Co., workshop con diversi esperti, conferenze con CEO CFO e figure manageriali di molte realtà italiane e anche webinar ed interviste online, in quest’ultimo periodo particolare, che si sono rivelati un vero successo, come ad esempio l’ultimo webinar con la Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti e la Presidentessa dell’ECON Irene Tinagli”.

In Europa le donne finalmente sono ai vertici di tutte le principali istituzioni, dalla Lagarde a capo della BCE alla Von Der Leyen Presidente della Commissione Europea, fino alla ormai inesauribile Angela Merkel, a capo del governo tedesco da ormai quasi 20 anni, un pensiero su di loro?

“Tre donne occupano tre poltrone della massima rilevanza europea: Angela Merkel tedesca ed europea, la prima leader e Cancelliera donna, uno dei capi di governo più longevi nella storia della Repubblica federale tedesca. È sicuramente un personaggio di rottura e innovazione. Competente ed autorevole ha conquistato il suo consenso in patria, muovendosi bene in Europa per raggiungere risultati. Angela Merkel sa che bisogna saper mediare, proporre idee, mostrare leadership, ma anche armarsi di pazienza ed essere sempre disponibili al dialogo. Nei momenti di difficoltà politiche, ha mostrato lucidità e fermezza, ma soprattutto capacità di gestione e visione politica. Un capo di Stato sicuramente vincente.

Christine Lagarde, avvocatessa d’affari, è Il volto femminile dell’economia globale. Già alla guida del FMI, la ricordiamo nella gestione della crisi economica in Grecia. È la prima donna a ricoprire l’incarico di Presidente della Banca Centrale Europea. “Lagarde è un’avvocatessa e non un’economista, non ha mai guidato una banca centrale nazionale”, erano alcune delle critiche alla sua nomina. E, invece, Christine Lagarde dimostra di saper coniugare autorevolezza e apertura al dialogo, pragmatismo e concretezza. Alla leader francese va riconosciuta sicuramente la capacità di saper unire un comportamento politico rigido, rispettoso delle regole, dei ruoli, un’abilità di mediazione, ma anche l’onestà intellettuale di ammettere errori di valutazione: insomma una figura dura, ma composta, cordiale, ma severa. Se Christine Lagarde è stata “protagonista” della scena mondiale degli ultimi anni nella sua lunga carriera politica, Ursula von der Leyen, prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente della Commissione Europea, è stata sicuramente uno dei personaggi più progressisti all’interno di un partito di centro-destra. La ricordiamo nelle politiche a favore delle quote rosa, del matrimonio omosessuale, del salario minimo e del ricorso all’immigrazione per compensare le mancanze nella forza-lavoro tedesca. Una donna moderata, equilibrata, non troppo schierata. Non proprio rivoluzionaria, ma dall’impronta progressista.

Tre donne, insomma, con ruoli di enorme potere politico in tempi globali, tre donne che sicuramente domineranno il nostro futuro”.

L’Italia, purtroppo, è ancora lontana dalla situazione europea quando potremo vedere voi donne ai vertici di grandi imprese e della politica del nostro Paese?

“Il nostro Paese, invece, ricopre una delle ultime posizioni in Europa per la scarsa rappresentanza femminile nei ruoli emergenti. Quando seguiremo esempi come la Finlandia, la Norvegia o l’Islanda? Quando parliamo di pari opportunità, sicuramente il primo paese che ci viene in mente non è l’Italia. Ricordiamo che qualche anno fa è stata necessaria una legge sull’adozione delle cosiddette quote rosa nei Cda delle società quotate. La parità di genere nei consigli di amministrazione delle aziende, tuttavia, è ancora lontana. Confrontando l’Italia con il resto dell’Europa, è possibile notare che la presenza di donne nei ruoli apicali è tra le più basse. Eppure, non ci mancano né competenze né capacità, come lo dimostrano ogni giorno le donne chiamate a guidare aziende leader a livello internazionale, ruoli di alta responsabilità e di prestigio con grandissime capacità e abilità. Molte spesso sentiamo dire che la presenza di donne in azienda conduce a risultati di business migliori, alimentando l’innovazione e di conseguenza anche la redditività. Purtroppo, persistono ancora degli ostacoli alla parità di genere, soprattutto nelle organizzazioni complesse. Questo è dovuto principalmente ad una cultura del lavoro piuttosto obsoleta e pregiudizi immotivati che impediscono a molte donne di affermarsi e di raggiungere ruoli di leadership. Bisogna invertire la rotta e incentivare la presenza di donne in ruoli apicali, non costringerle a rinunciare a una vita professionale per motivi meramente culturali o ad un eccessivo carico familiare. Mi auguro che nei prossimi anni la tendenza cambi, portando un numero più elevato di donne ad occupare posizioni di vertice in grandi imprese e (perché no) se meritevoli anche alla guida del Governo. Credo che la presenza di donne in questi ambiti, sia uno straordinario fattore di crescita, diversità ed equilibrio”.


La disparità di genere è uno dei temi principali degli ultimi anni in Italia soprattutto nel mercato del lavoro in termini salariali e occupazionali, cosa si potrebbe fare per arrivare finalmente alla parità di genere?

“Le donne costituiscono la percentuale più alta della popolazione mondiale, ma soffrono di barriere e muri troppo elevati per la loro affermazione economica in molti Paesi. Certo i progressi ci sono, ma procedono troppo lentamente per poter assistere ad una completa parità di genere. In Italia, Paese che si colloca tra le prime dieci economie del mondo, le donne fanno fatica a raggiungere lo stesso posizionamento degli uomini per quanto riguarda occupazione e salario. Nonostante l’Italia possa essere considerata un Paese innovativo sotto molti punti di vista, sulla parità di genere non si colloca esattamente tra i primi posti in Europa, nonostante le donne vivano in buona salute (in media tre anni in più degli uomini) con conseguenti effetti positivi sulla capacità di produrre reddito, con un livello di scolarizzazione quasi identico, se non maggiore agli uomini. Ciò che più ostacola la parità di genere è la dimensione economica e politica che contribuisce ad aumentare il divario. Infatti, l'Italia non è in una posizione florida per possibilità di accesso e partecipazione alle medesime opportunità economiche, parità salariale ed uniformità della distribuzione delle occupazioni tra donne e uomini. Facciamo ancora fatica a vedere donne iscriversi alla facoltà di Ingegneria e STEM, in generale, essendo molto difficile per una donna affermarsi in quel settore, “monopolizzato” dagli uomini. Inoltre, alla base del divario vi è sicuramente una profonda matrice di stampo socioculturale, che costringe le donne a scegliere se occuparsi della famiglia o a lavorare, senza prendere in considerazione la possibilità di conciliare entrambi gli aspetti. Per arrivare alla parità di genere servono obiettivi chiari e azioni concrete, come ad esempio porre fine agli stereotipi di genere, garantire le stesse opportunità di accesso al mercato del lavoro, attraverso la lotta alla discriminazione, assicurando la parità salariali”.

Passando al tema Covid-19, qualche settimana fa un articolo del Corriere testimoniava come I Paesi che avevano meglio reagito alla pandemia erano capeggiati da donne, da Angela Merkel in Germania, passando per la neozelandese Jacinda Ardern fino alla giovanissima finlandese Sanna Marin, solo una casualità?

“La pandemia da Covid-19 è stata un banco di prova estremo e ha messo a dura prova i Governi di tutto il mondo. Come riportato dallo stesso articolo del Corriere, in Taiwan, isola cinese presieduta da Tsai Ing-wen i morti sono stati pochissimi e le misure adottate tempestivamente hanno evitato il lockdown totale. Anche nello Stato oceanico di Jacinda Ardern si sono registrati pochi casi grazie a delle misure adottate prontamente, come frontiere chiuse e quarantena per i rientri; il tasso di letalità del virus è stato uno dei più bassi registrati in tutto il mondo. Lo stesso si può osservare nei Paesi scandinavi, guidati tutti da donne: Islanda, Danimarca, Norvegia, Finlandia. Anche in Germania l’epidemia ha allarmato fin da subito, ma la gestione del Coronavirus ha stupito, considerando anche la dimensione del Paese tedesco. Il merito di una crisi sanitaria gestita con molta serietà e organizzazione va sicuramente ad Angela Merkel, ma anche al modello sanitario Bismarckiano che caratterizza il Paese, in combinazione con le grandi risorse economiche, disponibili. La Cancelliera è stata indubbiamente fondamentale nella risoluzione della crisi per il contenimento della pandemia, con la prudenza che la caratterizza, ha invitato da subito la gente a prendere atto di ciò che stava accadendo, evitando di perdere del tempo prezioso (tempo che in questi contesti è una risorsa scarsa).

Inoltre, alcuni articoli che trattano di economia sanitaria hanno cercato di mettere in relazione due variabili: il momento in cui sono state attivate le politiche repressive (di mitigazione piuttosto che di soppressione) e il numero di contagiati. Ovviamente, i risultati indicano che al diminuire del tempo di applicazione delle politiche di lockdown, minore è la ripidità della curva del contagio, minore quindi la diffusione del virus. Questo pattern non riguarda solo la diffusione del Coronavirus, ma era stato già osservato da uno studio effettuato sull’Influenza Spagnola. Sarà forse un caso, ma la prudenza e l’istinto non sono due caratteristiche che spesso accomunano le donne? Potrebbe esser stata proprio questa velocità di reazione la determinante differenza nell’andamento del virus nei Paesi sopracitati.


Di Giovanni Gatti

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